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La storia

Il Parco della Maremma è ricco di testimonianze storico-artistiche di grande importanza, risalenti ad epoche diverse e anche molto eterogenee fra loro.

Preistoria

Le prime testimonianze di frequentazione umana in Maremma risalgono al Paleolitico Inferiore e sono databili intorno a 500.000 anni fa. In particolare, per quanto riguarda l’area del Parco, le prime tracce di presenza umana risalgono a 50.000 anni fa (Paleolitico Medio), successive quindi all’ultima glaciazione (glaciazione di Würm, 90.000 anni fa), e sono riferibili all’uomo di Neanderthal (Homo sapiens neanderthalensis). Lungo le pareti di roccia delle colline dell’Uccellina si aprono numerose caverne, alcune già al livello del suolo, altre ad altezze maggiori e quindi non facilmente raggiungibili. Molte di queste grotte conservano reperti che attestano antiche frequentazioni umane. Tre al momento sono i principali siti scoperti: la Grotta della Fabbrica, situata in prossimità del canale Scoglietto Collelungo, con reperti del Paleolitico Medio e Superiore. La Grotta del Golino, a Nord di Talamone, che in origine si suppone avesse un ricco deposito la cui stratigrafia fu purtroppo distrutta dagli scavi del 1865 e del 1912. Qui sono stati ritrovati reperti risalenti al Paleolitico Medio. La Grotta dello Scoglietto, situata nell’omonima località, il cui livello più antico è riferibile a culture eneolitiche.

Dall’età del ferro all’epoca etrusca

Nel parco non sono presenti importanti ritrovamenti di epoca etrusca, tuttavia in un’area poco distante (Poggio di Bengodi) si suppone che sia stata fondata nel VI sec. a.C. la Talamone antica, famosa peri ritrovamento del Frontone del tempio di Talamonaccio, ora esposto ad Orbetello, che riproduce la scena del combattimento dei “sette contro Tebe” .

Epoca romana

Il periodo romano è ben rappresentato per la presenza nel Parco di numerose ville e laboratori di vari manufatti legati al commercio dell’epoca che si avvaleva come vie di comunicazione della via Aurelia e del fiume Ombrone. In particolare è da segnalare la presenza di un tempio votivo del I secolo a.C. dedicato a Diana Umbronensis presso la località Scoglietto ed un complesso sito manifatturiero, tuttora oggetto di scavo, in località Spolverino risalente alla metà del I secolo a.ca, dove venivano lavorati vetro, osso e metalli.

Medioevo

La fine dell’Impero Romano rappresenta anche per la Maremma l’inizio di un periodo di declino: le zone costiere vengono gradualmente abbandonate dalla popolazione che si sposta verso l’interno sulle colline, con la conseguente trasformazione dell’economia da agricolo-commerciale ad una forma di sussistenza agrosilvo-pastorale. I secoli dell’alto medio evo sono caratterizzati quindi dal progressivo impaludamento e dall’impraticabilità delle zone costiere che divengono zone di argine e di confine militare. Un primo segnale di ripresa lo si registra con lo sviluppo sulle colline dell’Uccellina dell’Abbazia, oggi detta di S. Rabano, costruita nel quadro di un controllo territoriale e di ripresa economica auspicato dal Papato e portato avanti dall’ordine Benedettino. La storia di questo periodo è storia di guerre tra comuni, realtà feudali ed enti ecclesiastici per il possesso di terre e castelli che investono e coinvolgono la Maremma intera. Di particolare interesse sia strategico che economico risultano le saline di Bocca d’Ombrone, la rada di Talamone per la pesca ed il porto di Cala di Forno per l’esportazione dei prodotti del bosco, che nel medioevo assume una grande importanza insieme alle aree di pascolo. Già dagli anni precedenti al mille dovettero iniziare le incursioni piratesche dei Saraceni e si dovette assistere ad una prima edificazione di strutture di avvistamento, poi trasformate nel sistema fortificato trecentesco delle torri costiere e del Castello del Collecchio. Il territorio si delinea così come area di conflitto tra Pisa, Siena Firenze ma  già alla fine del XIV sec., il calo degli interessi politici relativi al territorio unito ad una crisi economica generale e alla pestilenza del 1368, riportano l’Uccellina ad uno stato di abbandono e la definiscono sempre più come area di margine, elementi che poi nel corso dei secoli faranno la fortuna di queste terre che hanno così conservato intatti gli habitat originari.

Periodo Mediceo

Cosimo I dei Medici, fin dall’inizio del suo governo, tentò di riportare la Maremma decimata dalle pestilenze e dalle guerre ad uno stato economicamente accettabile, dando inizio ad un processo di bonifica idraulica, peraltro assai limitato, che portò però scarsi risultati. Intanto le coste continuavano ad essere devastate non più dai Saraceni ma dalle navi piratesche dei Turchi Ottomani e si rese così necessario il ripristino delle torri preesistenti e la costruzione di nuove strutture di difesa realizzate nell’attuale territorio del Parco dai Medici mentre sul litorale tra Talamone e l’Argentario dallo Stato dei Reali Presidi di Spagna.  Le difficili condizioni economiche, politiche e sanitarie continuavano intanto ad ostacolare la crescita demografica nonostante gli interventi medicei che progettavano di fare di questa terra il granaio del Granducato di Toscana. Tuttavia fu proprio l’incapacità di conciliare la possibilità di riscuotere ingenti dazi sulla pesca e sul pascolo da una parte e le esigenze di bonifica dall’altra, ad impedire di fatto la pianificazione coerente di un sistema di riassetto del territorio, scontando così tutte le proprietà che dovettero sopportare l’onere della ripartizione delle spese di bonifica.

Dai Lorena allo Stato Italiano

Il governo dei Lorena fu caratterizzato da grandi cambiamenti amministrativi come l’istituzione del Catasto, la riforma del sistema giudiziario e penale e, in particolare in Maremma, da importanti interventi di riassetto del territorio, quali le grandi opere di bonifica e gli interventi di miglioramento delle condizioni sanitarie e sociali. Le mutate condizioni del territorio maremmano, richiamarono in questa parte della Toscana cacciatori, pastori transumanti, braccianti stagionali, butteri, carbonai e taglialegna. A metà dell’800 il Granduca leopoldo di loremna acquistò ed ampliò la Tenuta di Alberese, tra la riva sinistra dell’Ombrone, l’Aurelia, i monti dell’Uccellina e il mare e nel giro di pochi anni furono investite ingenti risorse finanziarie ed umane per migliorare la produttività dell’azienda. L’ingresso della Toscana nel Regno d’Italia segnò un arretramento delle grandi opere di bonifica che avevano caratterizzato la politica lorenese, determinando un lento regresso dei risultati raggiunti nella prima metà dell’800, sebbene i Lorena investirono direttamente nelle opere di bonifiche per recuperare ancora terreno da coltivare nelle loro proprietà.  Solo dopo la prima guerra mondiale con il passaggio nel 1926, della Tenuta di Alberese all’Opera Nazionale Combattenti (O.N.C.) si poté assistere ad una reale ed efficace ripresa delle opere di risanamento idraulico fino agli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.

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